venerdì 28 agosto 2009

La Cicogna Clotovogna e il frugoletto da sessanta chili.

La luna è appena balzata fuori dal suo nascondiglio diurno dietro i sassi di Colle Olle, mentre il sole si è tuffato per il consueto bagno notturno nelle acque del Lago Pago. Il Lampioniere Celeste Ignegnere Oreste ha acceso ormai quasi tutte le luci-stelle che la Strega Erbega ha, nei secoli, pazientemente cucito col punto croce sul telo nero riflettente che i terrestri chiamano cielo.
Un venticello leggero suona le note che fanno danzare le foglie di un Ontano lontano mentre le lucciole combattono tra di loro con le loro spade di luce. Il custode del Palazzo Universale abbassa il riscaldamento e la temperatura inizia a scendere; gocce iniziano a formarsi nell'aria, così piccole che una formica non le noterebbe nemmeno se le cadessero sulla testa.
La natura si muove, sinuosa, seguendo la melodia del cantar dei grilli, che suonan loro stessi come fossero archi, ritmata dai giochi di luce stroboscopici delle lucciole combattenti, si corica infine su un letto di zolle d'erba, fango e morbida vegetazione, e si addormenta, lasciando vive e attive le sue sentinelle notturne, dai grigi gufi dagli occhi di luce, ai predatori dei boschi, sinuosi felini dal manto d'argento.
E in quell'attimo un'ombra oscura le luci-stelle, mentre il Lampioniere Celeste Ingegnere Oreste si affretta a riparare i danni, riaccendendo le fiaccole spende dal vorticoso passaggio dell'ombra danzante. L'ombra, vaporosa essenza di notte, si appresta poi a mangiare pezzi di luna, come un batuffolo di cotone che cancella i belletti di una vecchia signora. E si muove, sospinta dagli alti venti, veloci e feroci, fino ad uscire dal palcoscenico.
Un'altra ombra, più piccola, non vaporosa, si muove nell'aria. Non cancella le luci-stelle, non nasconde il telo-cielo, non assapora la dolce luna. Ma vola, rapida e silenziosa, un'ombra nell'ombra più cupa. È la cicogna Clotovogna, la più vecchia del Servizio Postale Neonatale ancora in servizio. Lavora di notte, per non farsi vedere, per portare alle mamme i loro frugoletti appena nati. A tutte le mamme? No, solo a quelle che credono che le cicogne portino i bambini, le altre partoriscono con dolore. Una scelta.
Sì, c'è anche il partito dei cavoli, ma tutti sanno che è una leggenda metropolitana, nata quando Eva, la prima donna, incinta per colpa di Adamo, dopo aver passato nove mesi a lamentarsi per quel bozzolo che si ritrovava sullo stomaco ed esser stata rassicurata dal serpente che non c'era nulla da temere e che la magia della vita stava per avere inizio, si lasciò scuggire un "e che cavolo" alla prima doglia, continuando imperterrita ad urlare "cavolo, cavolo, cavolo, cavolo" ad ogni contrazione, lasciandosi andare in un urlo lacerante nel punto culminante del travaglio formando un boato che incise l'aria facendone scappare le molecole impaurite. "CAVOLO", tuonò nell'Eden. E quindi è nata la diceria biblica che i bambini nascano sotto i cavoli. La cosa divertente è che è stata recentemente scoperta una censura che ha portato ad un'alterazione dell'esclamazione di Eva, che - in realtà - pronunciò a gran voce il nome dell'organo di Adamo che l'aveva così conciata. Ancora oggi, infatti, l'esclamazione "e che cavolo!" può essere sostituita da "e che cacchio!", e nonostante i giovani non si vantino delle proporzioni dei loro cavoli, le persone posso farsi i cavoli o i cacchi loro. A merenda solo cavoli, niente cacchi.
La censura, sempre da condannare, ci ha però salvati da un'imbarazzante leggenda. Immaginate i bambini curiosi, invece di essere intenti a dissotterrare i cavoli dell'orto del nonno per trovare i neonati, nemmeno fossero tartufi - tutti indaffarati a tastare i gioielli dei vari signori, cercando le tracce dei bambini futuri. L'abbiamo scampata bella.
Torniamo alla nostra amata cicogna. Vola, vola, sopportanto con fatica gli acciacchi dell'età e il peso del frugoletto. Frugoletto? In effetti, la cosa è strana. Di solito nel becco della cicogna si trovano i due lembi di un fazzoletto a quadri - perché sia sempre a quadri non lo sa nessuno, è un segreto della fabbrica del Servizio Neonatale - ma questa volta dalla bocca della Cicogna Clotovogna partono i due angoli di una tovaglia medievale di quindici metri per quindici, che ha richiesto almeno dodici campi di cotone per essere lavorata, e i cui quadri fanno impallidire l'intera scacchiera di Marostica.
Il lungo collo della cicogna è piegato in avanti e si nota chiaramente lo sforzo che il povero animale deve sopportare per trasportare tale fardello. Ma quale sarà il contenuto impacchettato in qualche ettaro di tessuto? L'ultima volta che si è sentito di cicogne trasportare pesanti fardelli, è stato anni or sono, quando una giovine venne arruolata per trasportare un elefantino con le orecchie da Guinness dei primati. Pochi dollari di paga e un'ernia furono il risultato. Chi starà trasportando ora la povera Clotovogna?
Un passerotto solitario e nottambulo svolazza nei dintorni di un tiglio addormentato, mentre nugoli di insetti della notte ronzano e stridono una ninna-nanna per vegetali. D'un tratto il passerotto, un giovane uccello grasso, disoccupato e senza fidanzata , nota la cicogna e inizia a svolazzare come impazito, saltellando di ramo in ramo, facendo piegare le appendici fiorite del tiglio sotto il suo starnazzante peso. La cicogna Clotovogna, che oramai ci vede poco vista l'età, riesce per fortuna ad individuare il passerotto grazie alla tremarella che ha colpito l'intero tiglio, e che ha fatto addirittura cambiare la melodia degli insetti di mezzo semitono.
Inizia quindi la manovra di discesa, verso il suolo, vicino alla base del tronco, e il passerotto iniza a scalare di balzo in balzo il maestoso, e ormai mezzo sveglio, tiglio. Si incontrano vicino alla terza radice, un attimo per entrambi per riprendere fiato e poi avviene la consegna del pacco. Sì, perché il pacco è per il passerotto cicciotto, che tutto contento paga l'anziana cicogna firmando la ricevuta. E apre il fagotto, rivelandone il misterioso - e ingombrante - contenuto.
Si tratta di una femmina di gufo siberiano spelacchiato di circa sessata chilogrammi di peso, tale Vladimira Slobodova, sposa per corrispondenza del catalogo Spose-Up. Il passerotto, imbestialito, svolazza in direzione della Cicogna Clotovogna, lamentando che la sposa non corrisponda a quanto lui aveva ordinato in precedenza, ovvero una bella passera d'argento delle nevi. La cicogna, formale e autoritaria, spiega al giovane passero sovrappeso che lei non è responsabile di tali formalità e che, se vuole lamentarsi, deve farlo con i responsabili della Spose-Up. Non c'è alcun disguido postale o scambio di fagotti.
Al passero imbestialito, ora, non resta altro da fare che rimanere in attesa in eterno al numero verde del Call Center della Spose-Up, perdendosi nei meandri dei menù a scelta multipla, premi questo se, premi quello se, mentre la sua novella sposta Vladimira cucina succulenti manicaretti a base di rape e lombrichi, canticchiando con il suo vocione baritono in una lingua ignota.
La cicogna Clotovogna, nel frattempo, ritorna a casa, pensando con amarezza ai vecchi tempi, quando la fantasia era dell'uomo come della natura, e i bambini da consegnare erano - appunto - bambini, e non uccelli grassi di un catalogo di spose per corrispondenza, sogni di fantasia di solitari passerotti obesi.

martedì 25 agosto 2009

Affondiamo il Baldo nel lago di Garda!

Oggi, su L'Arena di Verona è apparso un articolo interessante, dove ho scoperto che l'assessore regionale allo sport Massimo Giorgetti vorrebbe far affondare il piroscafo Baldo della Navigarda nelle acque del lago.

Il piroscafo è ormai dismesso e secondo la Navigarda non è in condizioni per essere riutilizzato.
Molto vorrebbero che fosse rimesso a nuovo, in quanto è il più vecchio piroscafo di Navigarda, costruito nel 1900 nel cantiere Odero di Sestri Ponente.

La normale destinazione del vecchio piroscafo sarebbe quella di essere smantellato e distrutto.

L'assessore regionale allo sport Massimo Giorgetti ha suggerito di affondarlo nelle acque del lago, dove potrebbe diventare un'attrazione per il turismo subacqueo del lago di Garda.

Da subacqueo non posso che essere d'accordo, la possibilità che il buon vecchio Baldo possa riposare in eterno nel lago ci potrà regalare immersioni incredibili.

Speriamo che riescano in quest'impresa, tutti noi subacquei rimaniamo con il fiato sospeso, per ora Navigarda ha risposto che terrà la proposta in considerazione.

Da parte sua, l'assessore Giorgetti ha risposto che formulerà una proposta più articolata con le informazioni relative ai contributi regionali per la necessaria bonifica e il relativo affondamento.

Rimaniamo in attesa nella speranza di poter andare a trovare il Baldo mentre silenzioso riposa sott'acqua.

giovedì 20 agosto 2009

Immersione notturna a Torri del Benaco, VR.

Ieri abbiamo deciso di fare una notturna a Torri del Benaco, sul lato veronese del Lago di Garda. Dopo una settimana al mare, il rietro al lago è sempre traumatico, si passa da visibilità meravigliose a visibilità che si misurano in tre parametri:

A) vedo fino al mio compagno di immersione;
B) intravedo il mio compagno di immersione;
C) sono invisibile, non vedo nemmeno me stesso.

A volte, però, il Lago regala sorprese.

Abbiamo scelto di
fare la notturna per due motivi. Uno, non dover aspettare fino al weekend e l'altro perché a Napoli non abbiamo fatto notturne e c'è rimasta la voglia.

Preparata l'attrezzatura alla luce del lampione, andiamo a posizionare la boa e in quel momento ci rendiamo conto che nessuno ha la luce strobo. La mia è rotta e nessuno l'ha porta
ta. Come illuminare la boa?

Mentre finisco l'acqua dalla mia bottiglietta, mi viene in mente una cosa. Prendo l
a bottiglietta, ormai vuota, la riempio con l'acqua del lago, taglio un po' il tappo per allargarlo, ci butto dentro la luce sub rossa, di quelle con i contatti esterni e che dura 300 ore, chiudo il tappo e lego il tutto alla boa.

Problema risolto.



Scendiamo al solito posto alle 10.24, quando tutti i vari subacquei sono ormai risaliti. I primi metri sono tremendi, visibilità zero, entro il mezzo metro.

Siamo in quattro, guido io perché gli altri non ricordano la strada. Per me è la prima
notturna in quel punto, ma di giorno ci sono andato spesso.

Ho seguito la sagola fino ai 18 metri e li il lago ci ha fatto un regalo: la visibilità è splendida. Continuo a seguire la sagola, mantenendo le rocce alla mia destra, e arrivo ai 24 metri, dove c'è il classico presepe. Aspetto col mio buddy sub gli altri due del gruppo e dopo un check generale proseguiamo l'immersione. Ovunque pesce. I persici dormono beati e trattenendo il respiro è possibile sfiorargli la coda senza che questi facciano il minimo movimento.

Subito dopo il presepe una solitaria bottatrice si muove lenta e sinuosa verso il basso e dopo aver avuto conferma che tutti e quattro l'hanno vista, le ho accarezzato la coda. E non è fuggita!

Continuo a scendere, senza sagola, perché questa si ferma al presepe, o va da un'altra parte, non ricordo. Comunque conosco la strada e proseguo dritto finché non arrivo ad un gruppo di rocce, dove svolto a sinistra mantenendo i sassi sulla destra. Quando queste diventano molto piccole le supero, siamo ormai a 33 metri.

Arrivo su un piccolo strapiombo, scendiamo a 37 e arriviamo da Embolo, il primo dei nani di Torri. La visibilità è ottima, tutti e tre gli amici mi rispondono costantemente ruotando le torce, quindi proseguo e vado a trovare il resto della combriccola. Tra i 40 e i 42 trovo il resto, Bibombolo, Subdolo, il nuovo nano che mi dicono chiamarsi Trombolo e una new entry: Biancaneve.

Evito di ridere nell'erogatore perché magari i miei compagni potrebbero pensare ad un caso di narcosi da azoto.

Punto la torcia su Biancaneve e mi assicuro che tutti l'abbiano notata.

La temperatura dell'acqua di giorno è di circa 8 gradi, in questo momento i computer segnano 5°C.

Io sto benissimo, ho i pantaloni della tuta e una maglia in cotone a maniche lunghe sotto la stagna e non sento per nulla il freddo.

Uno del gruppo però mi segnala che ha freddo, e non l'unico di noi sceso con la muta umida, ma uno di quelli che, come me, usava la stagna. Immagino che magari gli sia entrata acqua e quindi ci giriamo e torniamo indietro.

In quel momento sono a 44 e mezzo, non resisto, guardo un attimo, scendo a 45, e poi ci giriamo con il gruppo e iniziamo la risalita.

Siamo rimasti circa 2 minuti oltre i 42 metri, rapidamente ci portiamo verso i 35 in modo che la temperatura aumenti, anche se di poco. Il termoclino è lontano, intorno ai 17 metri.

Risalendo commetto un errore attraversando la scarpata che dovrebbe riportarmi al presepe e lo manco completamente. Continuo a seguire il fondale, salendo man mano fino ai 22 metri, dove mi fermo per circa un minuto. Qui la visibilità è ancora ottima e questa deviazione ci regala un'anguilla bianca di mezzo metro. Nessuno di noi aveva mai visto un'anguilla bianca, quindi siamo molto contenti.

L'amico che ha freddo, ha pure i crampi, quindi lo tengo d'occhio con la torcia mentre si stiracchia sott'acqua. Ha ancora freddo, quindi decido di non girovagare a quelle quote, ma di salire e terminare l'immersione in anticipo.

Saliamo lentamente fino ai 10 metri, qui inizia un prato di alghe dove i persici dormono beati. La visibilità è ancora ottima, siamo a circa dieci metri a sinistra del classico punto di uscita; qui non si immerge mai nessuno e siamo i primi della serata che ci pinneggiano sopra.

A cinque metri, con una visibilità ridotta, ma comunque eccellente per quelle profondità e su fondo fangoso, vediamo un bellissimo gambero di 10 centimetri e durante la sosta ci divertiamo a guardarlo, mentre immobile sembra osservarci a sua volta.

Nessuno di noi è andato fuori curva, facciamo i tre minuti canonici e poi terminiamo l'immersione, dopo soli 24 minuti.

Usciamo e ci dirigiamo verso la boa, la recuperiamo e poi, felici per un'immersione corta, ma veramente piacevole, iniziamo a raccontarci tutto quello che abbiamo visto, mentre l'amico con i crampi lamenta il freddo e mormora frasi tipo "dovevo mangiare delle banane" e "ho messo male il colletto".

Serata finita con cena a mezzanotte a base di piadina e chiacchierata fino alle due. Sono arrivato a casa alle tre. Stanco, ma felice.

Dopo le emozioni che Baia mi ha regalato, non avrei mai potuto sperare in un'immersione al lago più bella di questa.

Grazie Lago di Garda, grazie per il regalo.